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http://hdl.handle.net/11562/959181Abstract
In questo saggio si delinea come l’attivazione di un processo narrativo nella formazione-ricerca-partecipata, rivolta ai professionisti della cura, favorisca il racconto di una “nuova storia” su di sé e la creazione di un contesto relazionale e operativo generativo di incontri. Anche quando il linguaggio istituzionale definisce parti della popolazione come “fasce deboli” oppure “soggetti vulnerabili” o ancora “soggetti a rischio”, l’approccio pedagogico alla narrazione permette di rinominare l’esperienza, indica delle pratiche possibili oltre i protocolli. Un tale passaggio simbolico consente ai professionisti di spostare lo sguardo e tracciare, nell’incontro con l’altro, percorsi di cura eccentrici. Il contributo trae origine dalle riflessioni maturate nei percorsi di formazione-ricerca-partecipata, condotti da alcuni anni con operatrici ed operatori impegnati nel lavoro di cura con i migranti.This essay provides an outline of how the implementation of a narrative process in the participation oriented research training, addressed to care operators, favours the narration of a “new story” about oneself and the setting up of a relational context, witch might generate new encounters. Even when the institutional language defines parts of the population as “disadvantaged” or “vulnerable” or “at risk”, the pedagogical approach to narration allows to open up chances of encounter with oneself and the others, and rename the “experience”. Such symbolic transition allows professionals to shift the glance and trace, in the encounter with other, eccentric care pathways. The contribution derives from reflections that have matured due to many participation oriented research training pathways, conducted over the years with professionals involved in care working with migrants.
Date
2017Type
info:eu-repo/semantics/articleIdentifier
oai:iris.univr.it:11562/959181http://hdl.handle.net/11562/959181