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Discorso di Giovanni Paolo II alla Federazione Internazionale dei Farmacisti Cattolici

Giovanni Paolo II
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Abstract
"È con piacere che accolgo voi che siete giunti a celebrare il quarantesimo anniversario della fondazione della Federazione internazionale dei Farmacisti cattolici. Ringrazio il vostro Presidente, Dottor Edwin Scheer, per il caloroso saluto che mi ha rivolto e per la descrizione che ci ha fornito del fermo impegno della vostra Federazione nell'adempiere alle finalità coraggiosamente tracciate dai suoi fondatori. Quattro decenni di attività crescente confermano l'importanza e il valore della vostra istituzione. 2. Sapete che la Chiesa considera la sollecitudine verso i malati come un aspetto privilegiato della sua missione. Pur essendo particolarmente legata al sostegno spirituale, essa non potrebbe ignorare tuttavia la salute del corpo. Non ha essa improntato sovente il vostro linguaggio, parlando di "grazia medicinale", oppure descrivendo le virtù e i valori spirituali come dei "rimedi"? Lo straordinario sviluppo della scienza e della prassi medica, quello della cura dei malati da parte della società, quello della medicina preventiva presuppongono un considerevole sviluppo parallelo della farmacologia. In questa maniera, il farmacista, che è sempre stato un intermediario tra il medico e il malato, vede allargarsi l'ambito della sua funzione di mediazione. La coscienza dei vostri doveri vi porta a riflettere sempre più sulle dimensioni umane, culturali, etiche e spirituali della vostra missione. Infatti, il rapporto tra il farmacista e colui che chiede dei rimedi va molto al di là dei suoi aspetti commerciali, poiché richiede una profonda percezione dei problemi personali dell'interessato oltre che degli aspetti etici fondamentali dei servizi resi alla vita e alla dignità della persona umana. 3. Come ho avuto tanto spesso occasione di sottolineare, i farmacisti possono essere sollecitati verso fini non terapeutici, suscettibili di contravvenire alle leggi della natura, a danno della dignità della persona. È, quindi, chiaro che la distribuzione di medicinali - così come il loro concepimento e la loro utilizzazione - dev'essere retta da un codice morale rigoroso, osservato attentamente. Il rispetto di questo codice di comportamento presuppone la fedeltà ad alcuni principi intangibili che la missione dei battezzati e il dovere di testimonianza cristiana rendono particolarmente attuali."
Note(s)
Topic
Type
Preprint
Date
1990-09-03
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